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CONTROLLO D’AUTORITÀ e CONTROLLO SOCIALE

Riferendosi ai numerosi incidenti – alcuni gravissimi – che si sono verificati sulle nostre acque nel corso dell’estate, la Confarca – Confederazione che comprende autoscuole, consulenti automobilistici e scuole nautiche – ha dichiarato in un suo comunicato che, il più delle volte, questi fatti avvengono per responsabilità di barche in locazione, sottintendendo che si tratta di natanti dotati di motore fuoribordo “senza patente” e che, effettivamente, ai loro comandi ci sono persone che non hanno alcun titolo abilitativo al comando.

“La normativa prevede che i cosiddetti diportisti della domenica vengano eruditi sulle più elementari regole di navigazione attraverso un vademecum che dovrebbe essere in dotazione delle unità utilizzate nella locazione, ma è una norma puntualmente disattesa, per cui queste persone salgono a bordo senza alcun consiglio utile, se non quello di andare piano”, denuncia infatti, nel virgolettato, il segretario nazionale della sezione nautica, Adolfo D’Angelo.

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Ha assolutamente ragione e per questo gli facciamo volentieri da megafono anche quando conclude affermando “occorrono più controlli e una maggiore cultura marinaresca”.

Premesso ciò, e ribadita la mia piena condivisione, intendo risalire più indietro nella concatenazione di fattori che portano a un qualsivoglia incidente, a prescindere dall’ambiente nel quale avviene. Sono convinto, infatti, che se controlli e cultura possono indubbiamente combattere la “sana” incoscienza, poco o niente possono fare contro la malsana idiozia, che è un male cosmico.

Penso questo innanzi tutto per semplice esperienza di vita, vissuta anche sul mare, ma anche dopo aver guardato con orrore, in tv e sul web, la miriade di video che – spesso spacciati erroneamente per comici – mostrano situazioni nelle quali persone apparentemente “normali” mettono a rischio la propria incolumità e quella degli altri. Bravate, scherzi, manovre impossibili, esercizi maldestri, magari fatti per postare un reel su Instagram.

Allo stesso modo, rifletto sul fatto che la quasi totalità degli incidenti stradali viene causata da persone che hanno la patente – dunque, hanno frequentato un apposito corso e hanno superato i relativi esami – e che, usando il loro automezzo quotidianamente, sono pure ben allenate alla guida.

D’altra parte, perdonate, forse che il capitano Schettino non era in possesso di tutte le certificazioni possibili e immaginabili per essere il comandante del Costa Concordia, quella tragica notte del 13 gennaio 2012? Evidentemente, quando ci domandiamo che cosa è necessario fare per limitare gli incidenti, sbagliamo se ci accontentiamo di quella prima risposta, per quanto incontestabilmente logica, consistente nell’appello “più controlli e più cultura”.

Riflettendo su questo mi è venuto alla mente un episodio di cui sono stato testimone diretto qualche mese fa. Catamarano alla fonda in un’insenatura dell’Isola d’Elba con pochissimo fondale. Giovane coppia di quasi-fidanzati. Lui, per fare colpo su di lei, sale sul fly e annuncia che si tufferà coraggiosamente di testa, invitando un conoscente a riprendere la scena con il telefonino.

Lei, senza batter ciglio gli dice: “Se lo fai, sei un’imbecille. E comunque, io non starò qui a guardare” e scompare nella cabina. Inutile dire che lui non si è più tuffato e che, forse chissà, rinunciando, si è risparmiato qualche problema alla spina dorsale. Questa vicenda mi ha dato la misura di quanto sia potente quello che, un po’ pomposamente, definirei “controllo sociale”.

Insomma, il non restare spettatori passivi di un comportamento palesemente sbagliato, soprattutto se a tenerlo è una persona che a bordo ha una certa autorità. Perciò, rifiutarsi di prendere posto sul motoscafo, se il pilota ha bevuto alcolici. Chiedere di rallentare, se appare evidente che lo zig-zag tra i bagnanti rappresenti un pericolo.

E se magari si ha un briciolo di quella cultura nautica di cui sopra, chiedere fermamente alla persona che manovra il fuoribordo di indossare il lacciolo di sicurezza. Da qui in poi, gli esempi possono essere infiniti.
Corradino Corbò